Lo stipendio del titolare di un bar deve salire ogni anno almeno quanto l’inflazione: con la stessa cifra, altrimenti, compri meno. Con l’inflazione al 4,7% stimata da Confcommercio per ottobre, 3.000 € al mese devono diventare 3.141. Il guaio è da dove arrivano. Se ti paghi con quello che avanza, costi più cari del 4,7% a prezzi fermi ti tolgono 564 €, quasi un quinto del tuo stipendio.

Ottobre, i listini nuovi e il cassetto di un anno fa

Il fornitore del latte ti ha mandato il listino nuovo e la bolletta del trimestre è arrivata più alta.

Poi la sera conti il cassetto e pesa come quello di ottobre dell’anno scorso. Stessi clienti, stessi caffè, stesse brioche.

Quello che manca a fine mese non lo vedi in nessuna fattura. Lo vedi quando ti fai il bonifico: è la parte che resta a te.

Cosa dicono i dati sui consumi al bar?

Il 16 ottobre 2026 Italia a Tavola ha riportato l’ultima congiuntura di Confcommercio. A settembre i consumi nei pubblici esercizi, cioè bar e ristoranti, sono cresciuti dello 0,1% rispetto a un anno prima. In pratica sono fermi.

Nello stesso articolo Confcommercio stima l’inflazione al 4,7% a ottobre, dopo il 4,2% di settembre. Per ristorazione e alloggio prevede prezzi in aumento del 3,6% su un anno.

Messi insieme, i due numeri dicono questo: la gente al bar ci viene quanto prima, i costi corrono più dei listini.

Perché l’inflazione colpisce prima lo stipendio del titolare?

Perché sei l’ultimo della fila. Fornitori, dipendenti, affitto e bollette si pagano prima, alla cifra nuova; tu prendi la differenza fra due numeri grandi. Basta che uno si sposti di poco per cambiarla di molto.

Finché il tuo compenso è il residuo, come spiega la guida allo stipendio del titolare, il conto economico non ti dice la verità. Con l’inflazione al 4,7% lo vedi in euro.

Il conto

Numeri tondi, sono un esempio. Un mese di un bar, tutto senza IVA.

Incasso del mese15.000 €
− merce (30%)−4.500 €
− personale−4.000 €
− affitto, utenze e altri costi fissi−3.500 €
Resta a te, prima di tasse e contributi3.000 €

Ora mettiamo che tutti i costi salgano del 4,7%, come l’inflazione generale (è un’ipotesi: i tuoi li leggi sulle fatture). I 12.000 € di costi diventano 12.564.

Cosa succedeIncassoCostiResta a te
Oggi15.000 €12.000 €3.000 €
Costi +4,7%, prezzi fermi15.000 €12.564 €2.436 €
Costi +4,7%, prezzi +3,6%15.540 €12.564 €2.976 €
Costi e prezzi +4,7%15.705 €12.564 €3.141 €

Costi più cari del 4,7% a prezzi fermi ti tolgono il 19% di quello che ti resta: 564 € al mese. Se ritocchi il listino del 3,6%, come la media prevista per il settore, recuperi quasi tutto in euro. Ma 2.976 € con i prezzi di oggi comprano meno dei 3.000 di un anno fa: per tenere il passo te ne servono 3.141. Mancano 165 € al mese, circa 2.000 € l’anno.

Spalmati su 26 giorni di apertura sono poco più di 6 € al giorno.

Di quanto devi ritoccare il listino?

Se costi e prezzi salgono della stessa percentuale, anche quello che resta a te sale di quella percentuale. Se il listino resta indietro anche di un punto, quel punto lo paghi tutto tu.

Se il tuo affitto è fermo fino all’adeguamento e il caffè crudo è sceso, i tuoi costi possono salire meno del 4,7%. Se il latte e l’energia pesano tanto, possono salire di più. Il ritocco si fa con le tue fatture: per il caffè, il prezzo minimo lo trovi rifacendo il conto della tazzina dal costo pieno.

Su caffè e brioche il cliente l’aumento lo vede subito, perché sono due prezzi che conosce a memoria. Di solito non protesta: viene un po’ meno spesso. Quindi dopo il ritocco si contano gli scontrini oltre agli euro: di quanto puoi alzare il prezzo del caffè senza perderci lo dice in clienti.

Cosa fai domani mattina

  1. Metti accanto le fatture di settembre di quest’anno e dell’anno scorso. Per ogni voce scrivi di quanto è salita. È la tua inflazione.
  2. Rifai la tabella del conto coi tuoi numeri. La differenza fra le due righe “resta a te” è quanto ti sta costando non aver ritoccato niente.
  3. Fissa il tuo compenso come costo e aggiornalo una volta l’anno. Bonifico programmato a data fissa. Ogni anno la cifra sale almeno quanto l’inflazione. Poi rifai il punto di pareggio con la cifra nuova: ti dice quanto deve incassare il bar per pagarti davvero.

Il 4,7% non lo decidi tu. Decidi se lo paga il listino o se lo paghi tu, un bonifico alla volta. Nei contenuti gratuiti trovi la guida per mettere in fila i numeri del tuo bar.

Domande frequenti

Di quanto deve aumentare lo stipendio del titolare di un bar con l’inflazione?

Almeno quanto l’inflazione dell’anno, per comprare le stesse cose. Con l’inflazione al 4,7% stimata da Confcommercio per ottobre 2026, un compenso di 3.000 € al mese deve diventare 3.141 €. Sotto, il tuo stipendio scende anche se in euro resta uguale.

Perché a fine mese mi resta meno anche se l’incasso è uguale?

Perché i costi salgono e l’incasso no. In un bar con 15.000 € di incasso e 12.000 € di costi, un aumento dei costi del 4,7% vale 564 € al mese. Se i prezzi restano fermi, quei 564 € escono tutti da quello che resta al titolare, che passa da 3.000 a 2.436 €.

Basta alzare i prezzi come la media del settore?

No, se i tuoi costi salgono più della media. Confcommercio prevede prezzi di ristorazione e alloggio in aumento del 3,6%, mentre stima l’inflazione al 4,7%. Nell’esempio, un listino più caro del 3,6% con costi più cari del 4,7% lascia al titolare 165 € al mese meno del necessario, circa 2.000 € l’anno.

Come si calcola la propria inflazione al bar?

Si confrontano le fatture dello stesso mese di due anni diversi, voce per voce. L’aumento di ciascuna si pesa sulla sua parte dei costi. Il risultato è l’aumento dei tuoi costi, che può essere diverso dal 4,7% nazionale: il listino si ritocca su quello.