Le commissioni del POS al bar pesano di più proprio sul caffè. Con un contratto da 1% più 10 centesimi fissi a operazione, un caffè da 1,30 € pagato col telefono ti costa 11 centesimi di commissione: su circa 90 centesimi di margine è un ottavo. Cento pagamenti piccoli al giorno fanno 260 € al mese di sola quota fissa. Il numero da cercare nel tuo contratto è quella quota fissa.

Il rendiconto di settembre sta per arrivare

Fine mese. Nei prossimi giorni ti arriva il rendiconto del POS, lo apri, guardi il totale delle commissioni e pensi che sia il prezzo da pagare per non perdere i clienti. Poi lo archivi.

Intanto al banco la scena è sempre quella: un ragazzo appoggia il telefono sul lettore per un caffè, quello dopo per un caffè e una brioche. Succede anche per 1,30 €. Quasi nessuno si chiede quanto di quel caffè resti davvero nel cassetto.

Cosa hanno chiesto le associazioni a Banca d’Italia

Il 25 settembre 2026 Confcommercio, Confesercenti, FIPE e Netcomm hanno presentato una posizione comune sull’euro digitale. Tra le richieste c’è l’azzeramento delle commissioni sui pagamenti di piccolo importo, con una motivazione scritta nero su bianco: evitare che le quote fisse si mangino i margini delle attività.

Nella stessa nota FIPE riporta due dati. Secondo l’Osservatorio Pagamenti Digitali del Politecnico di Milano nel 2025 i pagamenti digitali hanno raggiunto 518 miliardi di euro, il 45% dei consumi. Secondo la BCE il 54% delle transazioni nei negozi dell’area euro è sotto i 20 €.

Quando arriverà l’euro digitale e con quali costi oggi non lo sa nessuno. Il conto sul tuo contratto di adesso invece lo puoi fare stasera.

Quanto pesano le commissioni del POS su un caffè?

La commissione del POS è quello che la banca o il gestore del terminale trattiene su ogni pagamento elettronico. Di solito ha due pezzi: una percentuale sull’importo e, in molti contratti, una quota fissa per ogni operazione.

La percentuale pesa uguale su tutto il listino. La quota fissa no. Dieci centesimi su un aperitivo da 10 € sono l’1%, su un caffè da 1,30 € sono quasi l’8%. Ecco perché il caffè, il prodotto più povero del tuo listino, è quello che paga il POS più caro.

È un costo di vendita come la materia prima. Va dentro il ragionamento sul prezzo che trovi nella guida ai prezzi del bar: il prezzo si costruisce partendo da quello che ti resta in tasca.

Il conto

Un caffè a 1,30 €, pagato col telefono, con un contratto da 1% più 0,10 € a operazione. Numeri tondi, sono un esempio.

Caffè battuto in cassa1,30 €
− IVA al 10%−0,12 €
− materia prima (caffè, zucchero, tazzina lavata)−0,28 €
Margine del caffè0,90 €
− commissione: 1% di 1,30 € più 0,10 € fissi−0,11 €
Quello che ti resta0,79 €

Su ogni caffè pagato così, un ottavo del margine va al POS. Detto in un altro modo: un caffè su otto lo lavori per il terminale.

Adesso porta il conto al mese. Cento pagamenti piccoli al giorno per ventisei giorni di apertura sono 2.600 operazioni: di sola quota fissa fanno 260 €. È il margine di quasi 290 caffè. La percentuale, sugli stessi pagamenti, vale 34 €.

Se il costo vero della tazzina non l’hai mai rifatto, parti da quanto costa davvero una tazzina di caffè al bar: la commissione va tolta da quel margine.

La soglia dei 20 euro

C’è un secondo conto. Serve quando confronti due offerte. Prendi un contratto da 1,5% senza quota fissa e uno da 1% più 10 centesimi. Il secondo sembra più conveniente, perché la percentuale è più bassa.

La differenza di percentuale è mezzo punto. Mezzo punto vale 10 centesimi su un pagamento da 20 €. Sotto i 20 € il contratto con la quota fissa ti costa di più, sopra ti costa meno.

Al bar lo scontrino sopra i 20 € è l’eccezione. E il dato BCE citato da FIPE dice che anche nei negozi più di metà dei pagamenti sta sotto quella cifra.

Cosa fai domani mattina

  1. Prendi il rendiconto del POS dell’ultimo mese e dividi il totale delle commissioni per il numero di operazioni. Quello è il tuo costo per pagamento. Mettilo accanto al prezzo del caffè.
  2. Cerca nel contratto se c’è una quota fissa per operazione. Guarda anche se cambia sotto un certo importo: alcuni contratti la tolgono sui pagamenti piccoli, altri no.
  3. Chiedi un’offerta sul tuo mix reale al tuo fornitore e a un secondo. Porta due numeri: quante operazioni fai al mese e l’importo medio. Con lo scontrino medio del bar la percentuale senza quota fissa vince quasi sempre.

Il terminale resta sul banco e i pagamenti col telefono pure. Nei contenuti gratuiti trovi la guida per rimettere in fila tutti i numeri del bar.

Domande frequenti

Quanto costano le commissioni del POS su un caffè?

Dipende dal contratto. Con un esempio da 1% più 10 centesimi fissi a operazione, un caffè da 1,30 € paga circa 11 centesimi di commissione. Su un margine di circa 90 centesimi, tolti IVA e materia prima, è un ottavo. Senza quota fissa, all’1%, la commissione scenderebbe a poco più di un centesimo.

Conviene un contratto POS con la quota fissa o solo in percentuale?

Al bar di solito conviene la sola percentuale, perché gli scontrini sono piccoli. Per confrontare due offerte calcola l’importo a cui costano uguale: tra 1,5% senza quota fissa e 1% più 10 centesimi la soglia è 20 €. Sotto quella cifra costa di più il contratto con la quota fissa.

Come calcolo quanto pago di commissioni POS ogni mese?

Apri il rendiconto mensile del terminale e prendi due numeri: il totale delle commissioni e il numero di operazioni. Dividendo il primo per il secondo ottieni il costo medio per pagamento. Moltiplicalo per le operazioni sotto i 5 € e vedi quanto ti costano i pagamenti piccoli.

Le commissioni del POS vanno messe nel prezzo del caffè?

Vanno messe nel conto del margine, come la materia prima. Se il margine del caffè scende sotto la soglia che ti serve, la leva è prima il contratto e poi il listino. Per la parte fiscale delle commissioni, cioè come si registrano e cosa si può recuperare, la risposta te la dà il tuo commercialista.